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Ragusa Ibla- Castello di Donnafugata

Ragusa Ibla

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Si tratta del quartiere più antico di Ragusa, con i suoi tetti addossati e le stradine strette, sorge su una collina nella parte alta della città. Fu dominata dai bizantini, dagli arabi dall’ 848 d.C., e dai normanni che la fecero contea nel 1091 con Goffredo figlio di Ruggero. Con Manfredi Chiaramonte, fu unita alla contea di Modica.  Il quartiere conta 42 chiese e numerosi palazzi in stile barocco, che per la famosissima serie televisiva ‘Il Commissario Montalbano’ diventano architetture e quartieri della città di Vigata . Nel ‘Giardino Ibleo’ sono inoltre presenti gli scavi della città antica, chiamata Hybla.

Ragusa Ibla equivale a fare un salto nel passato, sembra che il tempo si sia letteralmente fermato agli anni ’50- ’60. Pochissime macchine in giro per le strade, cibo genuino, non troppi negozi di souvenir, persone cordiali e la calma che regna sovrana in tutti i vicoletti del quartiere. Come molte città della Sicilia orientale, anche Ragusa Ibla venne completamente rasa al suolo dal terribile terremoto del 1693, durante la ricostruzione si estese verso la città alta. Sono gli eventi catastrofici a cambiare il corso della Storia. Questo terremoto cambiò radicalmente l’aspetto topografico della Sicilia orientale. Tutte le città furono interamente ricostruite  secondo i canoni del tardo barocco.

I suoi palazzi: Palazzo Bertini, Cosentini e Donnafugata che all’ interno ha una notevole pinacoteca. Ci si ferma davanti al Palazzo Cosentini, i suoi balconi, le sue sculture sardoniche, sbeffeggianti. Qui si vede la fascinosa salita Commendatore che porta alla chiesa dei cavalieri di Malta.

La chiesa di Santa Maria d’Itria e la chiesa delle Anime del Purgatorio sono barocche e segnano il confine con la città alta. Qui vediamo anche il Palazzo Nicastro, detto della Cancelleria perché ospitò la cancelleria Comunale sino al 1865.

In via Capitano Bocchieri si erge Palazzo La Rocca, edificio settecentesco che ospita l’Azienda provinciale per il turismo. E se evitate i giorni di festa, c’è pure il bisbiglio delle case che vivono piano.

Camminando in via del Mercato si arriva alla Basilica di San Giorgio, costruita sopra un’alta scalinata dall’architetto Rosario Gagliardi nel 1744. Vedi la palma, il giallo siciliano, e ti sembra di partecipare in prima persona alla letteratura che ha vinto i secoli. La facciata è convessa al centro, e la cupola fu aggiunta nel 1820.

Si lascia la piazza dopo aver assaggiato il gelato di Gelato DiVini. I gusti: il vino appunto, gelsomino, carrubo, peperoncino, pistacchio, marsala, uvetta, cannella, menta. Una gelateria così non poteva che trovarsi a pochi passi da una Cattedrale sontuosa.

In piazza Pola si vede la chiesa di San Giuseppe, e verso la Villa comunale la chiesa dei Cappuccini Vecchi con i dipinti del Novelli. Della chiesa di San Giorgio, accanto al giardino pubblico, rimane il bellissimo portale gotico-catalano. E ancora Ibla un po’ timida e un poco vanesia.

Verso via Chiaramonte vediamo la chiesa di San Francesco all’Immacolata: al terremoto ha resistito il portale gotico. La chiesa di San Tommaso ha un prospetto severo, e il fonte battesimale in solenne pietra asfaltica è di Vincenzo de Blundo.

La villa di Ibla è un viale di palme, con vasi ricavati dai sassi ragusani, le chiese di San Vincenzo Ferreri, dalla cella campanaria arricchita con ceramiche policrome, San Giacomo, e la Chiesa dei Cappuccini dove si conserva il trittico di Pietro Novelli. Il cinguettio dei pettirossi, si resta sospesi, un po’ come in un quadro di Magritte.

Castello di Donnafugata

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A circa 20 km dalla città di Ragusa sorge il Castello di Donnafugata. Fu fatto edificare sulla vecchia struttura di una torre duecentesca dal Senatore del Regno e Barone Corrado Arezzo nell’ 800. Il barone ne fece ingrandire la struttura iniziale che divenne una vera e propria dimora gentilizia. Inoltre l’ affascinante barone che trasformò il Castello in uno dei centri più importanti della zona di vita mondana dell’età umbertina. Il nome Donnafugata deriva dall’arabo “Ain-jafat” e significa “Fonte di salute”.
Una leggenda narra comunque, di una donna che prigioniera nel Castello riuscì a scappare. Si tratterebbe della regina Bianca di Navarra che venne rinchiusa, dal perfido conte Bernardo Cabrera, signore della Contea di Modica, in una stanza dalla quale riuscì a fuggire attraverso le gallerie che conducevano nella campagna che circondava il palazzo. Da qui il nome dialettale “Ronnafugata”, cioè “donna fuggita”. Abile stratega, scaltro, crudele, potente come nessun altro sull’ isola il Conte Bernardo Cabrera era temuto persino dai sovrani di Palermo che non fecero nulla per ridimensionare il suo potere.

Entrato nella leggenda divenne oggetto di una serie di storie popolari. Si diceva, ad esempio, che nascondesse un tesoro consistente in una capra tutta d’oro, la quale sarebbe saltata fuori dal luogo in cui era nascosta dopo un complicato incantesimo. Si raccontava inoltre, che facesse fare una brutta fine a tutti coloro che lo ostacolavano e soprattutto ai suoi nemici  tra i quali ci furono i Chiaramonte e la principessa Bianca di Navarra. In realtà è documentato che la principessa non mise mai piede nel Castello dato che ai suoi tempi (XIV secolo) il palazzo non era ancora stato edificato. L’edificio occupa un’area di circa 2500 metri quadrati  e si snoda in circa 122 stanze che meriterebbero tutte di essere visitate se non  fossero chiuse al pubblico per essere restaurate.

L’ingresso è costituito da un ampio cortile di campagna fiancheggiato da due file di casette. Attraversandolo è possibile scorgere la facciata gotica orlata di merli al di sotto dei quali si trova un’elegante galleria con coppie di colonnine ricche di capitelli. La facciata inoltre è caratterizzata da finestre in stile gotico. Nella parte sottostante alla galleria si ammirano otto finestroni bi-fori a sesto acuto che danno in un’ampia terrazza delimitata da una balaustra coronata da otto vasi. Due modeste torrette circolari completano la prospettiva. L’interno è assolutamente pregevole ed insieme a tutto il contesto architettonico ha stimolato la fantasia di numerosi registi che più volte hanno trasformato il castello in un set cinematografico. Tra questi ricordiamo Luchino Visconti che qui ha girato “Il Gattopardo” e la famosissima  serie televisiva del  “Il commissario Montalbano”.

Al Piano nobile si accede mediante uno scalone in pietra pece, ornato da statue neoclassiche. Questo ospita il Salone degli Stemmi alle cui pareti sono dipinti i simboli delle famiglie più potenti di Sicilia. Splendidi affreschi sono presenti nel Salone degli specchi, nelle Sale del Biliardo e della Musica e nella stanza da letto nella quale sarebbe stata rinchiusa la principessa Bianca di Navarra, con un bel pavimento in pietra pece e bianco calcare. Pregevoli  decorazione sono presenti anche nella Stanza delle Signore e nel Fumoir. Il parco del Castello è caratterizzato da maestosi ficus e piante esotiche, statue, fontane, stemmi araldici, vasi di terracotta provenienti da Caltagirone, sedili in pietra, grotte artificiali e la cupola sul cui soffitto è disegnato il firmamento. Bellissimo il “Pirdituri” cioè labirinto in pietra e la coffee house in stile neoclassico in cui i nobili erano soliti consumare i loro rinfreschi.